Adriana
Lafranconi, mandellese, ex docente: “I problemi non sono generalizzabili ma
effettivamente ci sono e non possiamo che sperare che questa sia la volta buona per un’inversione di rotta,
senza preclusioni tra colori differenti”
In
questi giorni su vari siti Internet, su blog in qualche modo “connessi” al
mondo della scuola e dell’educazione e su testate giornalistiche online viene ripresa una
lettera aperta pubblicata da SiracusaNews (https://www.siracusanews.it/lettera-aperta-di-una-mamma-finlandese-fuggita-da-siracusa-con-i-4-figli-il-sistema-scolastico-italiano-e-povero/) e scritta da
una mamma finlandese.
In
sintesi Elin Mattsson, pittrice, moglie di un manager che lavora da remoto,
quattro figli, spiega di essersi trasferita in Sicilia con tutta la famiglia
per godere del clima e della cultura italiani, ma che - dopo avere “assaggiato”
per due mesi la qualità del nostro sistema scolastico - ha deciso di lasciare
Siracusa, non per tornare in Finlandia ma per trasferirsi in Spagna, che - più
o meno a parità di clima - offre una scuola migliore, come ha avuto modo di sperimentare
direttamente.
La
pubblicazione della lettera è accompagnata da commenti di persone a vario
titolo interessate al tema: genitori, insegnanti, opinionisti. E proprio ieri il ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha affermato: "La scuola italiana ha docenti e dirigenti di assoluto valore e che con stipendi modesti svolgono un eccellente lavoro. Non generalizziamo giudizi estemporanei. Lavoriamo insieme per migliorare sempre più il nostro sistema scolastico, a partire dalla valorizzazione del ruolo dei docenti".
Qual è allora,
in proposito, l’opinione di Adriana Lafranconi, da sempre particolarmente
sensibile alle tematiche scolastiche? “Indubbiamente il caso in questione può
essere occasione di riflessione anche per i lettori di questo blog - premette
la ex docente ed ex dirigente scolastica di Mandello Lario - perciò inizio col
dire la mia, sperando che poi si apra un dibattito su un tema, appunto quello
della scuola, che deve stare a cuore a tutti”.
“Una
prima osservazione - afferma - è che siamo di fronte a una famiglia per taluni
aspetti particolare. Genitori aperti, coraggiosi e originali, certo, ma per quanti
lavoratori, altrettanto aperti e coraggiosi, sarebbe possibile una scelta
simile, sulla base del tipo di occupazione o della disponibilità economica? Si
potrebbe anche obiettare che non sia corretto generalizzare all’intero sistema
scolastico di un Paese i limiti, così come le qualità, di un’esperienza
contestualizzata e per giunta molto breve. E liquidare in fretta la lettera. Ma
la sua lettura integrale mi suggerisce che non sia corretto ritenerla soltanto
espressione di eccentricità”.
“Mamma
Elin - osserva dunque Adriana Lafranconi - spiega le ragioni della decisione
assunta. Il sistema scolastico italiano a suo parere è povero, per vari motivi
che provo a mettere in ordine di importanza: la scarsa formazione pedagogica
dei docenti; la pretesa di insegnare troppo, troppo presto, prima che i bambini
abbiano le potenzialità richieste dal compito: la limitata empatia dei docenti;
l’organizzazione caotica della giornata scolastica, che non prevede tra le
attività scolastiche, ahimè svolte soprattutto al chiuso, pause adeguate a
ritemprarsi; l’insoddisfacente conoscenza dell’inglese da parte dei docenti; le
scarse attrezzature e, per finire, il caos nel traffico dovuto a troppe figure
adulte che accompagnano i piccoli a scuola e che le fa rimpiangere le scelte
decisamente più improntate all’autonomia che ha avuto modo di apprezzare in
Spagna e nel Regno Unito”.
Un bel cahier de
doléances, non c’è dubbio. Ma allora, a suo giudizio, quali le risposte a
questa sollecitazione o, se si preferisce, provocazione?
“Curiosando
qua e là nella rete trovo conferma della diversa posizione di docenti e genitori
sui problemi della scuola. C’è l’insegnante a mio parere molto equilibrato che,
sulla base di una diretta conoscenza del sistema scolastico spagnolo, ne
evidenzia il limite connesso alla varietà di lingue parlate nelle varie aree
del Paese (catalana, valenziana, gallega) e quello di uno spazio irrisorio
riconosciuto all’inglese, ma c’è anche il docente che si autoassolve e assolve
acriticamente la scuola italiana, limitandosi a giudicare arrogante questa
mamma e a invitarla a tornarsene in Finlandia. Tra i genitori c’è anche chi
sottolinea come punto debole del nostro sistema scolastico il profilo dei
docenti, la loro non rigorosa selezione che non li rende nemmeno capaci di
utilizzare le attrezzature a disposizione. Ho avuto modo di leggere (https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/01/08/news/famiglia_finlandese_scappa_italia_scuola-11030844/) anche il parere
di Mila Spicola, insegnante, pedagogista e scrittrice, già consulente MIUR e
già responsabile scuola del Pd a Palermo, la quale evidenzia la lontananza tra
l’obiettivo della società finlandese - la priorità del benessere delle persone,
garanzia di miglior apprendimento negli anni della formazione e di maggior
produttività nel lavoro - e quello della società italiana, di cui denuncia: “L’obiettivo
è il malessere come scelta educativa e sociale, il malessere proprio e altrui”.
Dopo questa settaria faziosa affermazione, la Spicola passa a toccare un
aspetto più circoscritto, ma per me fondamentale, che è quello della formazione
e della selezione dei docenti, che la Finlandia a suo parere fa in modo
virtuoso, avvalendosi di un lavoro fianco a fianco fra docenti e dipartimenti
universitari di pedagogia e di didattica. Poi la conclusione: “La Finlandia lo
ha deciso. E lo ha fatto. Noi, no. Non si tratta di copiare la Finlandia, ma di
capire che possiamo decidere cosa vogliamo essere noi e disegnare una scuola
aderente allo scopo. Una cosa la potremmo stabilire: basta malessere, basta
umiliazioni e basta incompetenze pedagogiche”. Insomma, si torna al tema della
formazione, della selezione e dell’agito dei docenti, che deve essere necessariamente
competente. Senza tralasciare, pur se implicita, una tiratina d’orecchi al ministro
Valditara per il suo recente riferimento al valore pedagogico dell’umiliazione. Non dice però, la Spicola, che in Finlandia un docente viene assunto a scuola per chiamata diretta, non per alchimia da una pluralità di graduatorie, come può essere da noi”.
Ma è proprio vero
che l’Italia è ancora ferma ai blocchi di partenza? O, comunque, sono maturi i
tempi perché si realizzi l’auspicio della voce del Pd sul superamento delle
incompetenze pedagogiche dei docenti?
“Il
problema non è generalizzabile ma è comunque presente nella scuola italiana,
non escluso in quella del nostro territorio, come riconosce chi in merito non
vuol fare il perbenista di turno. In questi giorni ho avuto modo di leggere il
saggio di Giuseppe Bertagna Magisterialità
pedagogica, abilitazione all’insegnamento e sviluppo della professionalità
docente. Il passato, il presente e il futuro. In estrema sintesi, mentre si
richiamano i passi già compiuti, pur in un percorso incerto, sulla
realizzazione di un circolo virtuoso tra università e preparazione degli
insegnanti, si sviluppa la tesi della necessità di “una grande alleanza tra
scuola e università per la formazione iniziale e continua dei docenti”, nonché
per la loro selezione e inquadramento nel ruolo. Parrebbe proprio un’ipotesi
vicina alla via finlandese apprezzata da Mila Spicola. E se si aggiunge che
Bertagna è consigliere del ministro Valditara, accanto ad altri professionisti
con profili professionali e appartenenze politiche fra loro diversi e lontani
(Max Bruschi, Marco Campione e Luciano Chiappetta…), collaboratori di ministri
in governi con maggioranze differenti e opposte, mi auguro che, con una squadra
bipartisan, possa essere la volta buona per un’inversione di rotta sul tema,
senza preclusioni tra colori differenti. Perché la scuola è di tutti e tutti
noi non possiamo che volere per questa fondamentale istituzione un futuro
migliore dello stato attuale. Così che non ci sia un’altra mamma che concluda
la propria lettera con un "Ciao ciao, Siracusa" e "Hola España". Purtroppo, indubbiamente,
con non poche ragioni”.
Gentile professoressa Lafranconi, personalmente mi sento di dover dare molto di più di una tiratina d'orecchie al ministro Valditara per le sciagurate dichiarazioni di cui tutti siamo a conoscenza. Posto che le punizioni corporali (tirata d'orecchie compresa) non sono validi metodi educativi, per l'attuale ministro proporrei la deposizione dalla carica e l'espulsione dall'apparato educativo nazionale, affinché non possa continuare a provocare danni come già ha abbondantemente fatto. La citata dichiarazione, poi, non è da prendere affatto sottogamba in quanto è propriamente l'espressione di un modo di intendere l'educazione oscurantista e fascista, inteso quest'ultimo aggettivo come impositivo, dirigistico e nozionistico senza alcuna spinta verso l'innovazione e il piacere del conoscere, cioè verso quelle due qualità che alla scuola italiana nel suo complesso proprio mancano. Preciso che fascista non è colui che si dichiara tale, ma chi, pur negando di esserso si comporta come tale, come assai meglio di me hanno spiegato numerosi intellettuali e persone di cultura.
RispondiEliminasadfs
RispondiEliminaCome tutti sappiamo, i nostri iPhone monitorano costantemente ogni nostra mossa e raccolgono un sacco di dati su di noi. Ma sapevi che ci sono keylogger per iphone che possono tenere traccia di tutto ciò che digiti sul tuo dispositivo? Un keylogger è un tipo di software di sorveglianza che viene eseguito in background sul tuo iPhone, registrando segretamente tutto ciò che digiti o tocchi sullo schermo. Ciò significa che se qualcuno dovesse mettere le mani sul tuo iPhone, potrebbe facilmente scoprire tutto quello che hai combinato.
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